(Ieri) Oggi e domani
Non è certo tempo di bilanci:
ho un progetto in mente che è in piena fase di esecuzione
e sono sereno per come sta venendo su.
Sereno.
Felice no.
Ma in fondo chi è felice?
Non è tempo dunque di bilanci
ma di considerazioni sparse.
Quasi casuali.
Per conoscere chi siamo - e prevedere dove stiamo andando -
bisogna sempre considerare chi eravamo ieri,
da dove veniamo.
Non dirò chi ero ieri
perché dovrei saltare troppi passaggi significativi
perché ci sono troppe cose che non potrei raccontare
e quindi sarebbe un racconto senza senso
come un dramma – o una commedia – senza gli atti significativi.
Chi sono oggi si, posso dirlo.
Oggi sono un uomo maturo, nel pieno delle forze, quasi al massimo dello splendore.
Cosciente dei miei limiti, consapevole di tutta la mia forza.
Oggi io mi conosco, e so esattamente quello che mi accade, perché lo voglio.
Oggi sono vivo, determinato, affidabile. E sincero.
E sincero.
Sincero.
Mi piace come sono oggi.
Mi piace quello verso cui mi sono messo in viaggio.
E che raggiungerò.
Se mi giro indietro vedo i volti delle persone che a diverso titolo mi hanno accompagnato nella strada fino ad arrivare qua.
Ho smesso di perdonare quelle che mi hanno fatto soffrire, ho smesso di chiedere scusa a quelle cui ho fatto del male : non ha più senso : mi sono care allo stesso modo.
Dedico a ciascuno un segno sul mio corpo: ne ho tanti.
E domani ne avrò ancora di più.
Tanti, che non saprò più dar loro un nome.
E perderò anche i loro volti.
Ma non il mio.
Lo vedo da qui.
E' sereno.
Sereno.
Felice no.
Ma in fondo chi è felice?
(Ieri) Oggi e domani
Non è certo tempo di bilanci:
ho un progetto in mente che è in piena fase di esecuzione
e sono sereno per come sta venendo su.
Sereno.
Felice no.
Ma in fondo chi è felice?
Non è tempo dunque di bilanci
ma di considerazioni sparse.
Quasi casuali.
Per conoscere chi siamo - e prevedere dove stiamo andando -
bisogna sempre considerare chi eravamo ieri,
da dove veniamo.
Non dirò chi ero ieri
perché dovrei saltare troppi passaggi significativi
perché ci sono troppe cose che non potrei raccontare
e quindi sarebbe un racconto senza senso
come un dramma – o una commedia – senza gli atti significativi.
Chi sono oggi si, posso dirlo.
Oggi sono un uomo maturo, nel pieno delle forze, quasi al massimo dello splendore.
Cosciente dei miei limiti, consapevole di tutta la mia forza.
Oggi io mi conosco, e so esattamente quello che mi accade, perché lo voglio.
Oggi sono vivo, determinato, affidabile. E sincero.
E sincero.
Sincero.
Mi piace come sono oggi.
Mi piace quello verso cui mi sono messo in viaggio.
E che raggiungerò.
Se mi giro indietro vedo i volti delle persone che a diverso titolo mi hanno accompagnato nella strada fino ad arrivare qua.
Ho smesso di perdonare quelle che mi hanno fatto soffrire, ho smesso di chiedere scusa a quelle cui ho fatto del male : non ha più senso : mi sono care allo stesso modo.
Dedico a ciascuno un segno sul mio corpo: ne ho tanti.
E domani ne avrò ancora di più.
Tanti, che non saprò più dar loro un nome.
E perderò anche i loro volti.
Ma non il mio.
Lo vedo da qui.
E' sereno.
Sereno.
Felice no.
Ma in fondo chi è felice?
Non è certo tempo di bilanci:
ho un progetto in mente che è in piena fase di esecuzione
e sono sereno per come sta venendo su.
Sereno.
Felice no.
Ma in fondo chi è felice?
Non è tempo dunque di bilanci
ma di considerazioni sparse.
Quasi casuali.
Per conoscere chi siamo - e prevedere dove stiamo andando -
bisogna sempre considerare chi eravamo ieri,
da dove veniamo.
Non dirò chi ero ieri
perché dovrei saltare troppi passaggi significativi
perché ci sono troppe cose che non potrei raccontare
e quindi sarebbe un racconto senza senso
come un dramma – o una commedia – senza gli atti significativi.
Chi sono oggi si, posso dirlo.
Oggi sono un uomo maturo, nel pieno delle forze, quasi al massimo dello splendore.
Cosciente dei miei limiti, consapevole di tutta la mia forza.
Oggi io mi conosco, e so esattamente quello che mi accade, perché lo voglio.
Oggi sono vivo, determinato, affidabile. E sincero.
E sincero.
Sincero.
Mi piace come sono oggi.
Mi piace quello verso cui mi sono messo in viaggio.
E che raggiungerò.
Se mi giro indietro vedo i volti delle persone che a diverso titolo mi hanno accompagnato nella strada fino ad arrivare qua.
Ho smesso di perdonare quelle che mi hanno fatto soffrire, ho smesso di chiedere scusa a quelle cui ho fatto del male : non ha più senso : mi sono care allo stesso modo.
Dedico a ciascuno un segno sul mio corpo: ne ho tanti.
E domani ne avrò ancora di più.
Tanti, che non saprò più dar loro un nome.
E perderò anche i loro volti.
Ma non il mio.
Lo vedo da qui.
E' sereno.
Sereno.
Felice no.
Ma in fondo chi è felice?
Ho conosciuto il significato della parola atarassia tre estati fa
Io ero già un ragazzo maturo
(si : cominciavo a rendermene conto)
eppure mi concessi l’ultima folle parentesi prima del grande passo
che mi avrebbe portato ad essere quello che sono ora
(qualunque cosa sia)
Dopo quella estate io non sono stato più lo stesso
e per quanto possa chiedermelo
non scoprirò mai di cosa o chi fu la colpa
o il merito
Le cose che ho fatto
le persone che frequentavo
e soprattutto una
la quale inaspettatamente una notte
inaspettatamente
mi vomitò in faccia questa parola
che per settimane io pronunciai con la elle invece della erre
atalassia
perché eravamo in un posto rumoroso
e perché nelle nostre teste
quel rumore era amplificato da alcol
e altre sostanze psicotrope
Io resto affascinato dalle parole
soprattutto dal significato che celano dietro al loro effimero suono
e quella notte io la ricorderò per sempre per la prepotenza che usò nell’abbordarmi
la parola atarassia
Oggi io sono un uomo normale
che lavora ogni giorno della settimana poco più di otto ore
e la sera trova la forza di leggere un libro
e poi ripercorrere mentalmente i momenti significativi della giornata
Lavoro leggo penso mangio scrivo
di tanto in tanto un concerto un evento culturale o sportivo
un gruppo di discussione
Io sono solo
irrimediabilmente solo
Quanto sarei triste se non avesse tramato un’estate intera
tre anni fa per prendermi
la parola
atarassia
Io vivo a modo mio
Sdraiato su un divano
a far niente
a misurare le oscillazioni del pendolo
tu non hai un pendolo Robespierre
io non ho un pendolo
ma è già martedì sera
e la settimana volge al termine
e il peggio deve venire
il meglio vorrai dire
Ho un graffio e non so chi me lo ha fatto
ho una mezza idea
e due ripetizioni dopo le 21
domani e dopodomani
si ma venerdì sera andrai
dove?
a ballare
Scusatemi, io non vi conosco
avvisatemi quando Robespierre sarà tornato
mi alzo alle 7:41
mangio tanto yogurt ogni giorno
adoro i frutti di mare
lavoro nei computer
lavoro al ristorante
do ripetizioni di informatica
vado in palestra
faccio la lampada
faccio i massaggi
faccio la sauna
vado in piscina
bevo troppi caffè
mi piace il mio lavoro ma non sono uno yuppie
prendo la melatonina
odio i piccioni
odio laspezia e tutti gli spezzinidelcazzo
L'infinito
se
potessi
far
tornare
indietro
il
mondo
...
Tu sei lontano, e io non so che ne è di te.
Sono preso da altre cose
e le vecchie non fanno tanta differenza per me.
Ieri un amico mi rendeva conto di cosa è cambiato negli ultimi tempi
di ciò che è rimasto uguale
e in tre tempi mi sono rallegrato, depresso e rimasto indifferente.
Poi la sera sono salito sulla stessa giostra di emozioni
fino ad avere la testa che girava
e la voglia di andare da nessuna parte che via.
Ora sono qui
un po’ più solo perché ho finito le sigarette
e alla vigilia di
Che ti succede, Robespierre?
niente
Cosa prendi, Robespierre?
in che senso?
Non si risponde alle domande con delle domande. Cosa fai a La Spezia, Robespierre?
Io? Mi occupo delle poesie che non riesco a scrivere
e mi masturbo continuamente
Ci sono dei ricordi che ti sorprendono all'improvviso
come un nemico vigliacco che non ha che il coraggio di colpirti di spalle
e non ti rimane nemmeno la forza per pisciare
perché il cuore non smetta di sbattere prima che tu abbia finito.
Allora poi ti prendi il capo tra le mani e ti rendi conto di esserti liberato
che non tornerà a tenderti agguati nel buio della vita.
ma un giorno poi allora esalerai l'ultimo respiro in un letto sudato di un piccolo ospedale
e allora lascio che i ricordi mi vivisezionino lentamente
per poi abbandonarmi dimentico di me stesso in soffitta.
Non riesco più a ricordare dov'è che si provava dolore
Sarà forse l'aria mite di aprile dolce dormire
o che a La Spezia si sta registrando il record dei tre giorni di sole consecutivi
(fatto eccezionale:cosa aspetta Studio Aperto a parlarne???)
fatto sta che solo ieri ero proprio in forma e in pace col mondo.
Stamani va addirittura meglio
e mi sento pronto a fantastiche imprese e mirabolanti,
al limite dell'impossibile:
per cui
musica d'atmosfera
mi siedo sulla poltrona
accavallo una gamba sul bracciolo
chiudo gli occhi
E PENSO
.
Non demordo e dopo circa 6060 secondi poteva sembrare una pennichella, e invece il primo processo mentale di senso compiuto:
“Le elezioni politiche del 13 e 14 aprile”.
Per la prima volta nella mia lunga, lunghissima vita, quasi mitica
sono un elettore definito “incerto”.
Vado ad ingrassare la schiera di coloro che sostengono eroicamente quanto inconsapevolmente il peso di essere l'ago della bilancia (ma davvero?) delle sorti elettorali del Belpaese.
La forbice delle percentuali dei sondaggi è un incubo tangibile e freddo come il metallo
(ma allora era davvero pennichella? No, posso avvertire lucidamente i crampi allo stomaco: sono sveglio).
A chi dare il voto?
No davvero.
Dare il voto a qualcuno?
Ecco il punto.
Il dubbio.
E nemmeno un Polonio da ammazzare.
E una Desdemona da far crepare.
(ho già dato in questo senso, continuando la citazione colta).
Io non mi sento rappresentato.
Andrò a votare naturalmente, fingendo di non rinunciare così all'esercizio democratico.
Ma una cosa tenevo a precisarla.
A scriverla da qualche parte.
Sul mio blog, per esempio.
Certe volte
la violenza fisica
anche quando non è una risposta a delle provocazioni ricevute
è legittima difesa.
E ora sfugge a me stesso il nesso il nesso logico di questa esternazione col resto del post.
E' finito il momento magico.
Il pensiero è volato dalla finestra e si è messo a correre in un baleno per le meravigliedelle strade di Napoli.
Quanta voglia di corrergli appresso.
Però mi affaccio e vedo La Spezia
e il malumore s'è rimesso.
Nella STANZA 101 c'è la peggiore cosa del mondo.